La CGIL ha avviato una campagna nazionale di raccolta firme a sostegno di due proposte di legge di iniziativa popolare che mettono al centro il lavoro, i diritti e la tutela delle persone: una per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale e una per garantire più tutele alle lavoratrici e ai lavoratori negli appalti.
Due proposte che nascono dalla necessità di contrastare precarietà, disuguaglianze e logiche di massimo ribasso che, negli anni, hanno indebolito servizi pubblici e diritti del lavoro.
Sanità pubblica: rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale
La proposta di legge sulla salute punta a “rendere effettivo il diritto alla tutela della salute”, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale nel rispetto della Costituzione e della Legge 833/1978.
Il SSN sta attraversando una grave crisi dovuta a sottofinanziamento, carenza di personale, aumento delle liste d’attesa e disuguaglianze territoriali sempre più profonde. Sempre più persone rinunciano alle cure e cresce la spesa sanitaria a carico delle famiglie.
La proposta prevede un insieme di interventi prioritari per invertire questa tendenza:
- aumento progressivo del finanziamento del SSN fino ad almeno il 7,5% del PIL;
- eliminazione dei tetti alla spesa per il personale sanitario;
- nuove assunzioni e valorizzazione economica e professionale del personale;
- potenziamento della sanità territoriale, dei distretti socio-sanitari, delle Case e degli Ospedali di comunità;
- rafforzamento dell’assistenza domiciliare e delle politiche per anziani e persone non autosufficienti;
- riduzione delle liste d’attesa attraverso investimenti strutturali nel sistema pubblico;
- potenziamento dei consultori, della salute mentale e della prevenzione.
La proposta ribadisce inoltre il principio dell’universalità del diritto alla salute, contrastando l’idea di una sanità sempre più dipendente dal privato e dalle possibilità economiche individuali.
Appalti: stesso lavoro, stessi diritti
La seconda proposta di legge affronta il tema degli appalti e subappalti, dove spesso lavoratrici e lavoratori svolgono le stesse mansioni dei dipendenti diretti ma con salari più bassi, minori tutele e maggiore esposizione a ricatti e insicurezza.
La CGIL denuncia come il sistema degli appalti sia stato trasformato, in molti casi, in una “gara al massimo ribasso” costruita sulla riduzione del costo del lavoro.
Tra i punti principali della proposta:
- principio di parità di trattamento: chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario, gli stessi diritti e lo stesso inquadramento dei dipendenti del committente quando svolge attività ordinarie o “core” dell’azienda;
- maggiori tutele anche per lavoratrici e lavoratori autonomi e partite IVA utilizzate impropriamente;
- rafforzamento della responsabilità dei committenti su sicurezza, salari e rispetto dei contratti;
- assunzione diretta automatica in caso di appalto illecito;
- limiti alle catene di subappalti nei settori più a rischio;
- più diritti di informazione e consultazione per lavoratrici, lavoratori e rappresentanze sindacali.
L’obiettivo dichiarato è contrastare sfruttamento, dumping contrattuale, precarietà e incidenti sul lavoro, riaffermando il principio “stesso lavoro, stesso contratto”.
Una mobilitazione popolare
Le due proposte di legge si inseriscono in una più ampia mobilitazione sociale e sindacale che punta a rimettere al centro il valore del lavoro, la dignità delle persone e i diritti universali.
La raccolta firme rappresenta quindi uno strumento di partecipazione democratica per chiedere investimenti nella sanità pubblica, maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro e più tutele per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori.
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www.cgil.it/proposte-di-legge-di-iniziativa-popolare/i-diritti-non-si-appaltano